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Pubblicata il 04/07/2019
insaziabile

il mare oscuro, le stelle,
la sabbia e il silenzio.
non ho mai chiesto
altro se non questo.
non ho mai chiesto
altra quiete che calmi
questa infinita sete
mai placa neanche
dopo aver scolato oceani,
questa infinita fame
mai sazia neanche
di enormi galassie,
ingurgitate in rime
e strofe e versi.
e avversi son gli anni,
i danni che il tempo
fa a questo rudere
di nome corpo,
che ogni giorno
perde un calcinaccio
dalle sue mura
che si sgretolano.
l'anima è un forno
che non ha più legna,
ma solo polvere, cenere
e qualche tozzo di carbone:
non c'è più nulla da bruciare
e non disdegna, non disdegna
che la fuliggine la accarezzi
leggera come un ricordo.
ed è già sera nei miei pensieri,
nei veri attimi di solitudine
dove l’acredine diventa
uno sguardo dal balcone
a rimirare un lampione
balbettante, una luce
danzante nelle tenebre.
e avare non sono le ore
quando il dolore diventa
vento che ti sfiora
come l'aurora il mattino,
l'illusione di un divino
risorgere dai cupi
dirupi dell'anima.
È raro che una lacrima
mi scavi il volto
come un coltello,
ma al Bello, al Bello
non si può nascondere
la nostra disperazione,
la tristezza che ci affligge
come una brezza notturna.
ed io, insaziabile come pochi,
mi accontento solo del tutto,
del labile attimo di fuochi
incalcolabili ardenti nel buio
del manto della Notte.
non ho mai chiesto
un mesto respiro ad ogni battito,
ma cosa può un uomo
che guarda il cielo e spera?
cosa può un uomo che si dispera,
granello di un granello?
e perduro nel mio osservare,
con occhi affannati,
il mare oscuro, le stelle,
la sabbia e il silenzio.
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