al mio amato cane
non ti curar di lei, di loro,
che non possono comprendere
che una pulce non è una menzogna,
che possono offendere, umiliare,
che alla gogna di parole
son disposti a incatenarci
pur di sentirsi migliori.
loro non hanno mai provato
quel che prova chi ha un cane
che scodinzola quando ti vede
anche se sei ubriaco marcio,
anche se hai fallito ad ogni passo
e lasso, perduto, vorresti che muto
fosse il sole, muto il vento,
muta l’umanità.
non ti curar di lei, di loro,
che si sentono Dei solo perché
il cervello gli scoreggia ogni tanto
qualche santo pensiero
sull’immortalità dell’anima,
sulla loro intelligenza, che altro
non è se non logica demenza.
loro non possono comprendere
cosa si provi a sentire la tua zampa
sul mio petto quando divampa
in me la disperazione, quando la ragione
mi abbandona e rintrona
nel mio cervello la malinconia,
la litania del dolore.
tranquilla, piccola pulce,
la dolce lingua non mi dà fastidio …
mi dà fastidio il loro ciarlare,
il loro parlare di questo e di quello,
di quello e di questo,
ma non sanno che il Bello
si nasconde nel silenzio
di un tramonto settembrino.
mi dispiace che in questi cupi
giorni tu sia qui, innocente,
cane fra i lupi.