E fu lampo, pioggia E tempesta
e fu lampo, pioggia e tempesta
nella funesta casa dell'anima mia.
non c'è scampo al pensiero,
non c'è scampo dal nero:
È un colore che ti cola addosso
dal quadro della Notte,
contro la tua volontà,
e rimane nella pelle anche il giorno,
nascosto, magari, in un sorriso.
non c'è scampo al dolore,
non c'è scampo dal soffrire
cigolanti come rami appesi,
che stanno per cadere
negli ombrosi silenzi
del meriggio, spezzati
da non si sa che.
non c'è scampo dalle lancette,
pugnali vibranti nell'aria,
pronti a colpirci alle spalle.
e non m'importa se finirò
fra le stelle o fra i topi,
fra la merda o i dirupi
del cosmico vagare
come freccia di luce...
ha fatto breccia
nel mio cuore la disperazione,
che sa persuadermi,
sa persuadermi con un bacio
al veleno che sereno
e morbido come un cuscino
può essere il terriccio
coperto dal letame.
e ho fame, fame di tutto,
fame di niente,
e ingurgito terrore
e rutto galassie,
e prendo un fiore come penna
e lo spremo finché ogni goccio
di colore non riempia un mio verso
disperso, vagante nella mia mente
come vela sull'oceano.
non c'è scampo dal vento,
che mi accarezza, mi sussurra
nell'orecchio di guardare le nuvole ed oltre...
e fu lampo, pioggia e tempesta
nella funesta casa dell'anima mia.
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