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Pubblicata il 12/06/2019
Donna del mare ( poema)

il primo profumo di caffè che si espandeva tra le case addormentate

era quello proveniente dal mio cucinino.

mi alzavo sempre all’alba per sorprendere

con un sorriso la prima luce e berne a sazietà

prima che fosse giorno.

la prima Luce rosata era avvolta in una placenta di brina:

io la riavvolgevo, con mani tremanti,

per riporta in cassetto segreto.

volevo precedere tutti e trovarti da solo.

volevo sussurrare e gridare mille volte il tuo nome

prima che orecchi indiscreti mi udissero

prima che occhi invidiosi mi vedessero.

le barche si dondolavano come cullate da braccia materne
sospinte dal vento leggero

era gradevole quella carezza leggera
che mi inviavi col tuo messaggero
a lambirmi la pelle,
per scacciare il calore della notte
che morbosamente indugiava sulle mie spalle.

eccomi qui, con il mio posto in prima fila,
non voglio perdermi niente di te, nemmeno un sussulto,
neanche la danza di una piccola onda che si frange, in lontananza.
non voglio perdermi nulla di te, voglio fare il pieno di te
per poter vivere un anno senza poterti vedere,
senza poterti toccare, senza farmi sfiorare dalle tue braccia saline.

baciami, baciami, con la tua lingua di acqua cristallina,
pervadimi tutta, riversati dentro di me,
come dentro una voragine di carne
perchè mi sento immensa, tanto immensa da poterti contenere.
ed eccoci insieme, soli, come avevo sperato e sognato.

ora posso finalmente mangiarti con gli occhi
berti con la bocca affamata di te, assetata di te.

ancora non si udiva voce d’uomo
e al ritorno, con le loro reti d’oro,
i pescatori mi avrebbero chiamata
“la donna del mare”
perché mi trovavano sempre lì, allo stesso posto
invaghita di te; tua vestale, tua ancella e sposa.

orde di umani avevano lasciato le loro orme
sulla tua rena ed altre se ne prevedevano
in quest’ultima domenica di agosto,
che resterà scolpita dentro di me, per sempre.

una lama di luce fendeva la tua acqua trasparente
nel punto in cui baciavi la piccola darsena
e la solleticavi dolcemente
come usano fare le madri per sollecitare il risveglio dei bambini.

quel giorno mi donasti due conchiglie come souvenir
le tenni a lungo tra le mani
guardandole con occhi ancora increduli.

ma fu una conchiglia fossile,
scolpita da millenni di carezze,
ad imprimere il sigillo al nostro idillio,
e raccontare di brividi alla pelle.
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Idea poetica notevole. Metafore a volte eccellenti, a volte puerili, forse troppo mielose, così come la metrica che, ondeggiante in alcuni tratti, rispecchia l'animo che la sta scrivendo notevolmente, altre volte, invece, è piatta come il mare per i non poeti. Poesia che mi ha lasciato un gusto ambivalente. A volte vorrei stringerti la mano e farti i miei complimenti (cosa che faccio molto raramente), altre volte invece vorrei (metaforicamente) tirarti uno schiaffo per aver rovinato quella che poteva essere un'ode di notevole fattura. Nel frattempo, ti faccio i miei complimenti per aver superato con enorme facilità il 99% delle poesie che ho letto online. Perdonami la schiettezza e se ti ho offeso in alcuni punti (non è mia intenzione) ma sono fatto così. A presto.

il 13/06/2019 alle 00:04

Ah Stefano Stefano, il poema è lungo ed io ne pubblico qualche pagina alla volta per non stancare coloro che appena vedono un testo lungo senza finire di leggerlo ti commentano "Testo molto lungo, a me piacciono i testi brevi" ... accetto la stretta di mano se me la farai, accetto lo schiaffo se te ne viene voglia, ma dopo decenni che abito in questa casa devo dirti sinceramente che il tuo è stato il più bel commento in assoluto che io abbia mai ricevuto. Grazie

il 13/06/2019 alle 11:19

..."e raccontare di brividi alla pelle". Bravissima ..i brividi sono venuti a me. Complimenti.

il 13/06/2019 alle 12:59