il Silenzio
non vi è attimo in cui non pensi
a quanti incensi abbiamo inalato
in un fiato azzurrino d’Aprile,
agognando anche solo
un tozzo di eternità.
siamo solo disperati
alla vacua mensa dell’immenso,
in attesa di un piatto
di stelle, di galassie ed illusioni,
in una fila che ha per canzoni
solo lamenti, brontolii di pancia,
che puzza del nero marciume
dell’infelicità perenne,
che attende dietro transenne
il lume di un cellulare
che s’accende per ricordare
agli altri in una foto
questo moto inerte
del nostro animo immobile
a un concerto.
e se guardo negli occhi
di un automobile o un’altra,
in tutte vedo lo sconcerto,
il malanno, il danno del vivere,
anche se romba come una bomba
pronta ad esplodere.
qui ogni respiro si sconta,
si paga col dolore, con la malinconia
dei nostri polmoni che come lenzuoli
stesi si gonfiano entusiasti
per un piccolo zufolo di vento
e poi a stento stanno appesi
alle loro mollette,
come impiccati, quando tutto si ferma.
e fra i latrati dei cani, fra le urla
delle strade o i sussurri dei portoni,
negli occhiolini dei vecchi lampioni
o in un bicchiere d’assenzio
io la sento, chiara voce
in quest’amara solitudine:
“chissà nel suo profondo terrore
cosa nasconde il silenzio.”