il nero altare
al tuo nero altare, Poesia,
ho posato le mie viscere.
d’ogni fiato ed ogni verso,
d’ogni parola, lettera o rima,
di tutto quel che concima
il mio corpo come il cibo
ed il sangue, come la merda
e le ferite, delle più
ardite orchestrazioni
che il mio pensiero
abbia mai suonato
vagando oltre i cieli,
sospeso nel buio
dell’universo sconfinato …
ho fuso per te,
alchimista inesperto,
amore e morte,
pazzia e saggezza,
magia e trucco,
metalli rari
che in quest’era
di idioti son destinati
ad essere nient’altro
che la cornice
di una scimmia urlante
ignara del circo
pagante in cui
si pavoneggia,
impregnata
di squallidi profumi
e adornata d’oro
e stupidità.
altre volte ancora
scarnificherei la mia
pelle per farne
tovaglia del tuo altare,
altre volte ancora
ucciderei mia madre
pur di sentir brillare
le fanfare
non appena mi avvicino
al tuo marmo gelido,
bello e insensibile.
mai a nessun Dio
mi sono genuflesso,
a nessun tabernacolo,
nessuna croce
mi ha spinto a inginocchiarmi
se non quella penna
masticata
e quel foglio
sul quale ogni giorno
non mi resta
che scriverci col sangue.
langue la mia vita,
ma tu no:
eterna e insensibile
come il Tempo,
al tuo nero altare
controverso
si inginocchieranno
gli uomini, gli dei,
il sole e l’universo!