sospendi Tu, la quiete
rovesciami il dorso della mano
per farne orma cava
di un vivente imperfetto.
nella mia lingua sconosciuta
vive un angelo nunziante
che mi racconta insonne
di scheletri e minareti
del centro inaudito del mondo
caduto in ginocchio, disadorno
nella sua desolata notte.
e intanto tremo
con quel pudore antico nella penna
come il palpito profondo della mano
quando si prepara alla carezza
o alla preghiera.
schiudo tra le labbra una parola.
pace, parola crocifissa
che tace.