Poesia che levighi,
con tempra furibonda pieghi,
deformi, risani, sino alle ossa.
ne esultano i giorni
affastellati come sassi
in sponde alla vita
che stagna d'acqua sonnolenta.
tu, poesia, onda ribelle
che t'incunei nella diaspora del tempo,
nel logorio della parola
fra pietre di senso
t'avvali dell'ossigeno di un probabile dio
per espirare una genesi dirompente:
guizzano luci dalle branchie dei pesci
e si creano fiori dal limo e dal nulla
così lussuriosi e puri
da governare la corrente.