PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 18/01/2003
Gettata lì
Per strada
Come carta sporca
Pezza unta
Resto di cibo per cani
Giace.
Anima in un corpo prestato al tempo.
Dei suoi ricordi
Scrigno prezioso
Di baci e di carezze
Fatto di pensieri d’amore
E d’attenzioni
Non v’è traccia alcuna;
S’era trasformato
Come per incanto
In un sacco di rifiuti della memoria.
Aveva preso a odiarsi,
Inveire
Urlare
Contro il destino e contro Dio
Per non aver più
Un solo istante di pace
Il caldo d’un corpo steso
A fianco
Una mano che sfiorava le guance
Che bruciavano,
Una parola gentile
Che rallentava i battiti del cuore
Un bacio lento
Sugli occhi
Ad assorbire le lacrime
Sparse
Senza che sguardi umani
L’avessero mai attinta!
Ora il freddo le copre il volto
I capelli sono intrisi di tristezza infinita.
Nella mente
Negli occhi vitrei
Una culla
Un letto
Pulito e fresco
Profumato di lavanda
Il piacere d’essere attesa da qualcuno
Rientrando a casa.
La solitudine è alle spalle!
Ha gente vicino!
Tanta!
Cinta d’affetti
La sua anima può andare.
Racconterà a schiere d’angeli
La sua vita in terra
Dove l’oblio della morte
Che acquieta le coscienze
Era già iniziato;
Dove ritornerà
Principessa straniera
Per riprendere l’amore che le spetta
Non più stentando quattro passi malati
Nel deserto della propria esistenza.
Non raccoglierà più
Il frutto delle umiliazioni patite.
Ha già pagato.



Quattro giorni fa è morta per strada una barbona, ex professoressa, impazzita. Tra le frasi che ripeteva, apparentemente senza senso, c’era quella che ha dato il titolo a questa lirica.
Nemoprofeta
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Molto bella..storia triste, ma talmente ricca....
se solo si riuscisse a cogliere le poche parole
che questi angeli riescono a donare...invece
si è più inclini a raccogliere le offese e le bestemmie elargite dalle loro sofferenze!
Grazie...come sempre bravo e sensibile.. a Tutto.

un abbraccio..albachiara

il 18/01/2003 alle 07:51

Grazie, ac, per il comento.
La storia è vera e mi ha suscitato immensa commozione.
Non tanto per la condizione nella quale viveva quella poveretta, nè per la sua situazione familiare quanto per la frase ricorrente che diceva.
Era la sua condizione di essere sola e malata tra la gente: ogni giorno faceva quattro passi malati nel deserto.
Poi ho cercato di immedesimarmi nel momento del trapasso liberatorio.
Ed è nata questa poesia.
Grazie ancora e un abbracci a te.
Ernesto

il 18/01/2003 alle 09:27

Ti ringrazio per le espressioni adoperate.
Vorrei fosse colto il momento identificativo di ognuno di noi con la sofferenza della professoressa.
Grazie per la tua sensibilità
Ernesto

il 18/01/2003 alle 09:29

...alle spalle di tanta sofferenza c'è sempre un pizzico della nostra indifferenza...non si arriva mai alla pazzia all'improvviso...ci sono sempre dei messaggi che si lanciano, dei gridi di aiuto che in qualche modo vogliono attirare la nostra attenzione, ma non sempre sono recepiti o, addirittura, vengono ignorati.
...per comprendere la sofferenza degli altri occorre avere una sensibilità d'animo che va oltre certi schemi...molte volte mi sono trovata a dire che non si comprende del tutto il dolore altrui se non lo si è passato in prima persona, ma cmq sia questa bellissima poesia trasuda di sensibilità e, visto che di sofferenza tu ne hai "molti strati" sulla pelle, hai saputo ancor più renderla forte e "sentita"...
...come già ti ho detto, hai raccolto la sua anima e ce l'hai messa fra le braccia, ora tocca a noi, a me, portarla con amore e meditare, meditare a lungo su quel che non faccio e non dico e che, invece, potrei fare e dire per essere d'aiuto a chi mi è accanto...grazie erny, grazie davvero per questa stupenda poesia...
...un bacio...simy

il 18/01/2003 alle 11:27

Grazie a Te, Simy per il commento così articolato, sentito e profondo.
Ho colto, leggendo il giornale, l'indifferenza non tanto verso i barboni e la sofferenza (abbastanza npormale in una città moderna, civile e frettolosa come la mia ma come tutte le città del mondo, ormai!), quanto l'animo nobile che questa donna conservava nel ripetere questa frase che ha una sua poeticità innata.
Chi sa cosa volesse dire e a cosa pensava!
Ma era rimasta una frase che le teneva compagnia la notte e il giorno.
Io, tu, altri abbiamo forse un nome che ci accompagna per la vita o per un gran periodo di essa. Ma quando ce ne andremo, quel nome resterà qui e sarà come se noi non ci fossimo mai stati.
Quella donna ha lasciato una traccia di sè e una eredità spirituale che mi sono sentito di raccogliere, trasformare in versi e donarle.
Ovviamente, come hai detto, il mio attuale e particolare stato d'animo ha fatto il resto (anche entrando un po'... nel personaggio!).
E la tua rara sensibilità non poteva che coglierla!
Grazie e un bacio
Ernesto

il 18/01/2003 alle 11:37

Notevole, coinvolgente, toccante, commovente... tutti questi aggettivi per dirti che la tua poesia, il modo con cui hai colto il dramma di un'esistenza è stilisticamente ed umanamente perfetto, facendo inchinare il pensiero alla pura meditazione sul valore che ha la vita ed i rapporti interpersonali. Veramente forte lo spunto dato dal titolo che ti ha ispirato lei stessa.
Un abbraccio
Axel

il 18/01/2003 alle 11:49

Grazie Axel per aver colto la veridicità e gratuità del messaggio.
Intorno a me vi sono persone che soffrono e qualcuna più di me lo stesso dramma della solitudine. E non hanno il conforto non tanto di parenti, amici, un amore, ma del loro intelletto.
Apparentemente è un bene (sai quante volte nella giornata mi viene la volgia di smettere di pensare per non ulteriormente tormentarmi!) ma poi si rivela un male perchè è il mezzo per poter scoprire e cogliere quel che di universale è rimasto ancora in noi e intorno a noi.
Un chinarsi silente verso il dramma semplice che può essere una sola vita umana.
Grazie
Ernesto

il 18/01/2003 alle 12:24

Grazie, B. la legge del buon Basaglia!
Un modo di intendere la follia abbastanza particolare! Morì di tumore al cervello. Nemesi?
Ma coinvolgeva anche le famiglie.
Comunque grazie per la lettura e il commento.
Un saluto caro anche a te.
Er

il 18/01/2003 alle 16:15

siamo tutti impazziti in questo mondo sempre indifferente .... le anime voleranno finalmente libere di essere nella loro poliedricità, domani .. ma ciò che non comprendo è il perchè resta sempre la diffidenza del pensiero diverso, la diffidenza nei confronti di chi per esprimere ciò che dentro lo devasta è costretto a perdere il senso delle cose, a perdere la realtà, a spogliarsi di tutto e a vivere di solitudine ... ho avuto il piacere e l'immensa fortuna di conoscere un ingegnere "impazzito" è morto nella sua 500 parcheggiata da anni tra i vicoli di roma nellinverno del 1993 lasciando nel mio cuore un vuoto che ancora oggi fatico a riempire

un caro saluto
cristiana

il 18/01/2003 alle 17:21

Cara Cristiana, io non conoscevo questa professoressa neanche di vista ma ho diverse esperienze dirette e indirette della "follia".
Oltre venti anni fa sono satto il tutore di un pazzo che lo era diventato per esser stato minatore e a seguito di una forte esplosione cui assitette impotetente. Ho visitato (per ragioni di studio) i manicomi giudiziari di Montelupo e di Aversa; sono amico di uno psichiatra; leggo di psichiatria nei momenti liberi, sto ultimando di leggere il libro di M.Fini su Nietzsche.
I malati di mente vivono,alcuni in un mondo tutto loro e, se non sono violenti, sono come i bambini nel loro piccolo mondo di favole.
La frase che la professoressa andava ripetendo e ripoprtata dalla stampa locale, ha una sua musicalità e un suo lirismo innanto; ma non so quali sogni o incubi suscitasse nella mente sua.
Certo è che la morte di una persona è sempre un doloroso momento di compartecipazione verso chi resta e soffre e a noi addita il traguardo finale.
Un caro saluto anche a te e un grazie per la visita e il commento.
Er

il 18/01/2003 alle 17:51

Credo che questa poesia, anche se lei non la potrà leggere, sia il più bel gesto d'amore che forse ha avuto nella vita..... o chissà ! forse solo un ricordare quanto molto probabilmente lei amato.
Dani

il 18/01/2003 alle 18:13

E' un dono che le ho rivolto in silenzio come lei è stata certamente un dono silente per qualcuno, nella sua vita. E penso che ognuno, poi, viva in funzione di quel che è stato per qualcuno/a. Altrimenti la vita è inutile.
Grazie.
E.

il 18/01/2003 alle 18:56

Eccola la tua ultima poesia, l'ho letta all'inizio del giorno. Non mi lascia mai indifferente la pazzia. Sento che esiste solo l'aldiquà. E' bello leggere ciò che pensi delle nuove giornate che sta vivendo la tua pazza professoressa barbona, ma quel che penso veramente è che ora non possa più ripetere nemmeno: passi malati nel deserto, passi malati nel deserto, passi malati nel deserto... ma che importa se ha lasciato le sue idee disperate impresse nel tuo languore così che il suo tormento è giunto fino a noi.
Grazie, questo giorno comincia con una nuova forza.

il 21/01/2003 alle 11:12

Sto leggendo Nietzsche e quell'episodio della professoressa barbonami ha colpito sia per il dramma umano in sé, sia per le parole che andava ripetendo.
Aldiqua o aldilà...rispetto a che cosa?
In parte concordo con te.
Certamente nella nostra vita (apparente) è esistito un prima, ci sarà un dopo e poi..altri dopo.
Un'esperienza di vita, quella attuale, da vivere per cogliere quello che essa ha da dirci.
Leggi, di seguito, Regressione mentale.
Certamente saprai cogliere il continuum di ogni cosa.
Ernesto

il 21/01/2003 alle 12:18

Sto leggendo Nietzsche e quell'episodio della professoressa barbonami ha colpito sia per il dramma umano in sé, sia per le parole che andava ripetendo.
Aldiqua o aldilà...rispetto a che cosa?
In parte concordo con te.
Certamente nella nostra vita (apparente) è esistito un prima, ci sarà un dopo e poi..altri dopo.
Un'esperienza di vita, quella attuale, da vivere per cogliere quello che essa ha da dirci.
Leggi, di seguito, Regressione mentale.
Certamente saprai cogliere il continuum di ogni cosa.
Ernesto

il 21/01/2003 alle 12:18

Attenta, K, ce ne sono tante in giro di.....professoresse!!!
OY

il 31/01/2003 alle 14:13

L'ho letta, letta e riletta.
Ora sò dove abita la sensibilità.
Bravissimo, 5 di...penalty
Oscar Yankee

il 31/01/2003 alle 14:16

Ed io leggo solo ora! Una storia che mi ha emotivamente coinvolto e che ricordo con tanto affetto anche se non la ho materialmente conosciuta!
Grazie
Er

il 11/06/2003 alle 00:57

Confermo...
N.

il 23/06/2008 alle 19:07