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Pubblicata il 13/01/2003
A MIA MADRE

Io so perché mi ammalia
il mare. Tu inspiravi
e i frangenti sulle rocce
sciabordano schiumando.

E poi che l’onda si è
franta, lenta e costante,
e scemando la cresta
respinta si ritira,

pacifica tu espiravi.
E lo sciacquio fievole
e ipnotico, amniotico,

mi riavvolge di nuovo.
E vorrei non finisse
mai… ma senza erosione.





Commento dell’autore

Un giorno, un’amica che studiava musicoterapia, mi prestò una cassetta sulla quale il musicoterapista Rolando Benenzon aveva ricostruito scientificamente l’ambiente sonoro intrauterino. Da quelle due ore di ascolto, rimasi profondamente colpito: dentro il ventre materno il feto sente inspirare ed espirare la madre in un modo del tutto simile al suono del mare, delle onde quando si rompono sulle spiagge di costa bassa, del frangente e della risacca. Perfino il lieve ribollio dell’acqua sul bagnasciuga somiglia quello del liquido amniotico. Mi fu chiaro il perché del fascino del mare, dell’amore istintivo verso i suoi rumori capaci di rilassare e rievocare indefinibilmente quella sorta di umana edenica origine. Decisi fin da subito che ne avrei scritto in un sonetto. Per la fortuna di cui ha goduto lungo i secoli, il sonetto può essere infatti considerato come una vera e propria metafora del fare poesia, quindi una madreforma. Scelsi la variante del sonetto minore in settenari, dove l’accento fisso sulla sesta sillaba potesse simboleggiare e indicare la figura del 6 simile a madre col suo pancione nel periodo della gravidanza entro cui ritmare verso per verso il ritorno, la rievocazione dei rumori marini e similmente intrauterini.
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Assolutamente uno dei migliori componimenti poetici apprsi su questo sito nelle utlime settimane per ricerca, termini, sensazioni e ideazione.
Concordo col tuo commento in quanto da me vissuto e sperimentato nel quotidiano.
Si può riprovare una analoga sensazione lasciandosi galleggiare nelle acque leggermente mosse del mare.
Hai intessuto termini e suggestioni in modo davvero impareggiabile, suscitando nel lettore ricordi pre-natali e di momenti di vita persi nella nostra memoria genetica.
Molto bravo
Ernesto

il 13/01/2003 alle 07:42

Grazie Ermete Trismegisto... Il poeta è eternamente in bilico nell'opera al Rosso. DR

il 13/01/2003 alle 10:51

Scusa nemoprofeta... avevo letto il tuo nome per Ermete Trismegisto, che invece è di Supereva chiocciola etc. Va bene comunque, circa la nostra perenne opera al Rosso.

il 13/01/2003 alle 10:53

E il Nero e il Bianco?
Già fatto?
Er

il 13/01/2003 alle 13:20

bellissima ....

elogio

il 13/01/2003 alle 15:08

Un bellissimo lavoro Davide
Malcom

il 13/01/2003 alle 15:27

...indubbiamente affascinante il tuo modo di vivere ogni attimo che ti scocca accanto...nulla è senza motivo e tutto ha un suo significato...
...leggera e pacifica la tua ode, impreziosita dall'amore che hai dentro...bella, molto bella davvero per il suo profondo significato...
...un bacio...simy

il 13/01/2003 alle 23:39