La giovinezza che mi resta implode di lividi e rimorsi. E' l'amaro specchio del canto vivace di un grillo che tramonta solitario, nei giorni che furono, la festa e lo spirito. Dove finisce la spiaggia e il barbaro ormeggio delle navi corsare come una grande scuola dell'obbligo, l'obbligo tuo, nel rincorrerla abortendo quello slittino veritiero. E il suicidio di sorrisi spogli e se stessi, ignari e colpevoli, si resta poi, inermi a immaginar tempi felici, i sogni e le visioni, un canto di serena, una quercia sugli scogli, il meglio di te, dissipato e spento nella grande giungla sociale per afferrar un centimetro in miseria, il tozzo di pane, e per la poesia non c'è posto che rimane e quel che sia.
si muore al gelo di un qualcosa che alla giovinezza, in fondo, non è mai appartenuto.