nonostante la mia marchigianità appaia spesso
un costrutto provocatorio
non posso restare indifferente a questa foia tettonica
del mio territorio
con le travi d’Ancona che crollano in testa
alle mie amanti spezzando loro il collo,
la città di Fermo che se ne sta tutt’altro che
ferma,
i maledetti fascisti d’Ascoli che scivolano in mare
con tutte le finalmente olive
spesso comunque fornite di nòcciolo,
e il finto colle dell’infinito si crepa e smotta
sulle coscienze pacchiane di tutti i leopardisti d’accatto
mentre le storte ossa del poeta le rode e carezza Partenope
e fra un po’ abbiamo in faccia Urbino ventoso
nel senso: in faccia proprio
ruzzolando giù
in tutto questo potrei offrirvi sentenze consolatorie
o potrei offrirvi dei vincisgrassi
mi limito invece a ricordare queste eccellenze regionali
che non conoscono per fortuna pari in altri capitoli dell’esperienza umana al mondo
come ad esempio la sagra
della salsiccia col paracadute
(esiste: controllate)
(ps citando N. Ammaniti “e ‘ndo le ponno fà l’olive ascolane? ad Ascoli, no?”
“nòne! a Macerata!”)