Sono stanco anima mia
di scrivere lettere
con l'inchiostro imbevuto
di vino e calcare.
un tremolio d'ossa
il pensiero che emerge
limpido e scaltro
gli inganni della storia
tutti libri letti in fretta
poichè è premura
di vivere pienamente
con i sensi all'avanguardia
nei giorni cupi
come in felicità gioviale
e silente accresce
un fiume di rimorsi.
le stagioni consumate
la fretta di andare
partire, cambiare
e una camicia stirata
e quanto mi porto
addosso e nell'animo.
ho perduto ciance dalle tasche
mai rattoppate;
non come sarebbe stato giusto.
ho tessuto in tenacia
un sogno
come un bimbo
come un aquilone
che volando troppo alto
e il rischio che va cercando.
l'inutilità come un cancro alla pelle
la società che corre sola
da sempre e lieve si scontra
con le esigenze di uomini e bestie.
e' tutto inutile e siamo una scoria
del vento che ci spinge
siamo dentro il tutto
ma poi non afferriamo molto.
e che un pugno stretto allora
sia distante dal nulla
e all'amore si punta
come fosse ancoraggio di
una nave che salpa
verso porti e donne
verso lo spirito
di conoscer le cose
che sia quel quadro
d'animo sottile
che impara bene
a vivere scaltro
come dignità e passione richiede;
nei giorni in maggio
come nelle stagioni incolte e tacite.
le foglie cadono
e il peso loro non incide
se non per una dedica all'amata
e alla premura del domani.
un salvadanaio che si rompe
per comprar momenti e gioia.
ma se sia foglia
allora foglia sia
è una goccia di speranza
e indomità vitalità.
riposeremo davvero
quando impareremo
a viver veloci.
la poesia non è mai doma
come quel centesimo
che ti ritrovi
in tasca alla fine della giornata.
la poesia
è l'ultima delle note
l'ultima delle scale
l'ultimo baluardo
di coscienza e paesaggio.
bisogna amare tanto
per ricordar poco
per giustificare
una memoria lieve e distorta.
io difatti
ricordo
pochissimo
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