Viaggiavo come un relitto nel mare in tempesta.
nessun'isola all'orizzonte
nessuna nave che incrociasse la mia rotta.
la salsedine mi dilaniava la carne
gli occhi ridotti a due fessure e le labbra screpolate
e sanguinanti.
dio, non immaginavo fosse così difficile morire.
non potevo sapere che il mio corpo,
con inaudito accanimento, potesse
lottare così strenuamente per vivere.
ma non sarebbe durata a lungo l'agonia.
già, in lontananza, mi parve di scorgere dei volti.
o erano semplicemente nubi
venute a ghermirmi.
fradicio era il cuscino quando
mi svegliai d'improvviso.
tumultuoso il mio cuore quando
mi girai sul fianco.
e tu eri li.
tu, la mia isola deserta
tu, la mia nave venuta in soccorso
tu, che mi hai ridato la vita.