in un giorno qualunque il cielo
divenne solido e plumbeo
e nell’arco di qualche minuto
ci crollò addosso per sempre
incastrati senza muovere un muscolo
perfino il respiro divenne un diverbio
i colori imbrunirono e persero i petali
la musica sorda perse le piume
era un giorno qualunque nel tempo
le bocche si schiusero appena
senza il tempo per una parola
solo l’urto smorzato all’istante
annaspando nel fango congiunti
cercammo ogni uno la mano dell’altro
spinti da un solo confuso concetto
ognuno cercò gli occhi e il respiro dell’altro
in quel giorno qualunque
non sentimmo nemmeno arrivare la botta
e ci trovammo schiacciati dal peso a tal punto
da perdere il senno ed ogni altro intelletto
ora il segno indelebile
è cucito sulla pelle
e la carne zavorra
ci tiene sul fondo
inseguiamo un appiglio
e campiamo su quello
cercando di reggere il prezzo del tempo
quel tempo che resta
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