Un giorno di ottobre te ne sei andato
hai lasciato la Senna e quella finestra da cui eri affacciato
s. Luigi è affollato ma da questa parte della riva il tuo isolotto
ricorda vagamente i profumi di tabacco e prosciutto cotto
mi avevi fatto salire tante volte al numero tre solo per due parole
poi mi fermavo fino a cena e leggevamo Malle e Prevert davanti alla tua Caròle
ero giovane e inesperto tu paziente sentivi i bisogni i miei sogni
la malattia stava uccidendo il tuo corpo e ti ricordi che dicevo ma ti rassegni?
margot la salumiera non vende più quel profumato prosciutto
mi vende il barbera che compravo per farti felice tra una risata e il tuo incedere distrutto.
madame Tregny ha venduto il locale
le Gouloise che compravo da lei senza filtro non le fumo più per le tue scale.
senza applausi ad ottobre, ricordo tutto con gli sguardi
la tua voce la tua anima se ne sono andati con le medicine che prendevi sempre tardi.
"Mio caro George non ci pensare la vita è un attimo ed io ho fatto il tempo"
lo dicevi con quel sorriso beffardo da Travet consumato ed io guardavo fuori la finestra piangendo con lo stomaco in un crampo.
chissà perché a Parigi piove sempre
"sono le lacrime che vengono dall' Inghilterra"
quella settimana di ottobre ho bestemmiato fino a quando ti hanno messo sotto terra.
a Mon Martre la nebbia cala , ubriaco senza cena vado al Grande Fiume che vedo, che scorre
l'isolotto si intravede ma la finestra è spenta nel salotto della torre.
me lo immagino, maestoso , che nel passare ti salutava e tu con la mano a ringraziare
un saluto compassato di chi è un vecchio che sa' di andare.
a Lione gli amici mi hanno chiesto di portare fiori
io non l'ho fatto, nemmeno ai Campi voglio andare, rimango fuori.
preferisco ricordarti alla finestra che saluti
il resto è morte e tu sei vivo oltre il tempo e gli sguardi nostri muti.
quel giorno che mi salutasti abbracciandomi come un padre solitario
sapevo che da vivo rivederti ancora sarebbe stato elitario
ora capisco i tuoi sguardi e i tuoi commenti ironici sulle cose ,sulla vita
e sebbene triste non piango più, giro e rigiro la sigaretta stancamente tra le dita.
un bicchiere di barbera , un panino di prosciutto
a ponte S. Luigi , sotto casa si rivive tutto.
le foglie ad ottobre si perdono nella Senna
scorre il mio saluto, tra finestra e riva, in inchiostro nero di questa penna.
adieu mon ami, la vie que j'ai perdu en notre còures
pareil à une passàge de feuilles mortes.
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