Ho visto affranto il nemico mio sconfitto
egli non seppe giocar bene
così da perdere il conflitto
tale da meritar disprezzo e pene
urla la gente incattivita
inveendo all'infame e deridendo
felici della sua dipartita
in una osmosi d'odio immondo
nessuno perdonerà gli errori
l'angoscia in lui non troverà conforto
della sua battaglia senza allori
non resterà memoria nè trasporto
eppure...nemico sfortunato
nel tuo dolore di perdente
ora ci sono anch'io che non ti avevo amato
adesso il mio furore sè dissolto in niente
anche se d'uccidermi pensasti
onoro il tuo dolore
benchè l'altra fronda comandasti
l'avversità diventa amore
e non mi importa se verrò deriso
a quale scopo mi diranno
alla bestia fai buon viso
arrecandoti così perverso danno?
è il senso percepito
che il giusto combattimento
non vuole il morto nè il ferito
dato che il male si ciba del tormento
in modo da illudere il cieco
di aver spirito individuale
paradiso al vincitore inferno al bieco
come insegna il manuale
e se l'anima dell'universo
una sola fosse, l'hai pensato?
allora anche l'essere più perverso
necessiterebbe essere salvato
che varrebbe vincer la battaglia
anche se da nobile causa fu ispirata
se nella fossa della canaglia
finisse pure la giustizia amata?
da digerire sarebbe dura
sarà mai possibile
una simile stortura
che vede lo sterco unito all'acqua pura?
quindi nel dubbio della mia ignoranza
ho ben pensato
al mio nemico di riaccender la speranza
e come un fratello lo ho abbracciato.