PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 23/05/2014
Vessillo della sventura,
la sfortuna appartiene ai sentieri degli umani
infelici della loro natura,
passare per pagare, sesso amore e poi la fine
figure di carne emotiva;
lasciate in pace quel corvo
è solo un messaggero del profondo

Ho due voragini negli occhi
nei miei fondali alberga l'oscurità della verità
sorveglio il sogno dei morti
non sapete la tranquillità che dà la loro voce
come un sorriso, lasciatemi
almeno un sorriso, vi terrò compagnia al di là
del confine dei vostri respiri

Sorge il lume dell'alba,
nessuno che si alzi presto per dargli un bacio
almeno un breve saluto,
nelle terre d'oriente san bene come accogliere
l'araldo della prima luce;
la malinconia è tutta umana
siamo solo noi ad evocare il dolore

Sono la memoria dei tempi
nelle mie piume riposa la sapienza della vita
sono stato una vera poiesis
a chi mi ascolta dono la parola del pensiero
come Ego absoluto, vi sostengo sulle funi
che unificano norma e disìo

La morte è vostra madre, è giunta
a reclamare i figli che non ha potuto allevare
La paura è vostra sorella, è giunta
a ricordarvi i limiti che non ha potuto eliminare
La vita è una vostra figlia, è giunta
ad insegnare ciò che il padre non sa amare
La morte è nostra madre, è giunta

Corvo sotto l'appeso dalle voragini volte al cielo
rivolgi all'infinito il sogno nascosto dal pensiero
rivolgi al crocifisso l'animo smosso dal desiderio
Corvo dormo appeso con le pupille volte al cielo

.A.G.
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Proprio oggi ho osservato un corvo...Stupenda. Buon fine settimana. Alessia

il 23/05/2014 alle 20:50

A chi ti ascolta...doni la parola del pensiero. Accattivante il tuo nero romanticismo. Anna

il 23/05/2014 alle 22:45

L'essere umano crea la sua malinconia, a volte la sua oscurità, chi invece si libera nell'aria può ancora dare il giusto valore alla luce che intravede ad oriente, la luce dell'alba. Sotto il peso di se stesso l'uno, lieve e irraggiungibile l'altro. Come messaggero può porgere un ausilio....ma bisogna saperlo ascoltare. Un monito, una lettura che valuta l'interno e l'esterno della gabbia lasciando di che riflettere. Arlette

il 24/05/2014 alle 15:03

significatamente molto bella , letta diverse volte per capirne la profondita' ,e sopratutto lasciamo volare in pace il corvo , saluto e buona domenica

il 24/05/2014 alle 19:18

Intensa e molto riflessiva ...sarebbe bello poterla rileggere infinite volte e poterne conservare le immagini stupende e le magnifiche metafore....grazie per questa lettura Andrea ...lo so sono sempre di corsa e non riesco a leggere bene e tanto un poco tutti gli amici e non ....ma quando passo non manco di rifarmi un poco gli occhi....Bravo....ti lascio un abbraccio ...

il 25/05/2014 alle 15:13

Beta tu...ciao Ale, grazie, buon we a te, t'abbraccio, andrea

il 25/05/2014 alle 15:27

non io ma il corvo...grazie anna, ciao^^

il 25/05/2014 alle 15:28

Grazie della profnda compresione cara arlette...sei un'ottima scritatrice...ti abbraccio, andrea

il 25/05/2014 alle 15:29

esatto, sempre tutti ad allontanarlo, almeno lui ci aiuta a comprendere...ciao paolo, andrea

il 25/05/2014 alle 15:29

l'importante che quel poco lo si legga con attenzione...grazie ti abbraccio sempr amica, mia, andrea

il 25/05/2014 alle 15:30

“Chi conosce sé non può desiderare il male, donde ne deriva il relazionarsi interiormente e andare verso l’altro da me” (cit.)da qui il bisogno di riconoscere pulsioni e desideri inconsci, sepolti nel mal-essere mai riconosciuto, mai ammesso. Ecco io mi soffermerei su questo punto del saggio che ha la virtù di farci riflettere sul bisogno di ciascun uomo di prendere in seria considerazione e intimamente lo studio attento e intimo delle proprie fragilità. Quanto del nostro agire infatti è dettato dalle paure inconfessate e inconfessabili e dalle insicurezze di non essere presenti a sé stessi, non strutturati a dovere. Da qui l’invito al viaggiarsi dentro badando bene di capire le paure e i limiti che nel viaggio e nel percorso di vita verranno presi in considerazione all’esame finale di ciascun uomo. C'è chi direbbe che c’è bisogno di non arrivare impreparati alla morte, c’è bisogno di farsi attraversare dall’inquietudine perché questa sia cassa di risonanza di un sentire vivo, una preparazione consapevole e dinamica alla vita e alla morte e quale miglior preparazione se non arrivare all’esame finale lucidi, dolorosamente consapevoli dei limiti ma anche delle conquiste fatte. Quanta luce, quale respiro nel rivendicare sé stessi davanti all’atto finale della morte, lasciando agli altri la nostra memoria, il nostro percorso personale in eredità, il nostro insegnamento ed infine il nostro affetto . Paradossalmente scoprendosi anima nuda e fragile ci si riveste del nobile mantello dell’umana fierezza d’essere, quell’essere uomo che piange e ride senza remore con lo sguardo attento all’anima pulsante. Un invito al viaggio dentro di sé per giungere all’unica vera Itaca : la percezione d’esser vita nella morte. (Rosaria Chiariello)

il 27/05/2014 alle 00:50

Questa tua poesia mi ha rimandato con la memoria a questa nota scritta da me in risposta alla lettura d'un saggio! Ciao Andrea!

il 27/05/2014 alle 00:52

Che saggio era? Mi incuriosisce davvero...comunque una nota davvero ben scritta, e capace di andare al profondo senza riultare noiosa...complimenti, e grazie anche per averla ripensata leggendo le mie parole...sono onorato, grazie,carissima amica ti abraccio, andrea

il 28/05/2014 alle 15:26

BELLA...BELLA E PROFONDA SU CUI VALE LA PENA SOFFERMARSI A MEDITARE....GABRIELA.

il 04/06/2014 alle 21:21

Grazie caro fabio per tutto quanto, ti abbraccio immensamente.....e grzie pure a te dolcissima gabriela, ti abbraccio, andrea

il 14/06/2014 alle 15:50