PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 21/04/2014
Avevo una vicina.
vestiva di nero e
sorrideva tra i capelli bianchi
senza cura raccolti
sulla tonda nuca.
mi aspettava,
allora,
sulla soglia di pietra
della sua casa e,
con una scusa,
parlava con me.
mi raccontò del figlio
che non c'era più,
morto ammazzato
quel maledetto giorno
per un fatale errore.
mi aspettavi,
allora,
quando tornavo da scuola
e, con una scusa,
parlavi con me.
una forchetta su
un piatto sporco,
una pentola vuota
nell'angusta e buia cucina,
il giglio rosso nel piccolo cortile
con la grande palma,
stavano lì
a raccontarmi di te.
  • Attualmente 3.66667/5 meriti.
3,7/5 meriti (9 voti)

Questo pezzo parla di porte verso mondi paralleli, brava!

il 21/04/2014 alle 23:22

Hai colto, come dire, la vera anima di questa poesia. Volevo molto bene alla persona di cui parlo, adoravo la sua casa piena di ricordi. Questa poesia è davvero, per me, una sorta di mondo parallelo dove poterla ancora incontrare. Grazie di cuore. Anna.

il 22/04/2014 alle 00:05

era diverso una volta, cera il vicinato,,ora non più

il 23/04/2014 alle 15:13

E' vero, ed é triste. Insieme alla mia dolce vicina di casa ed alla sua splendida casa con la palma ed i gigli rossi nel cortile (demolita per far posto ad uno squallido negozio di alimentari), é andata via una parte di me. Anna.

il 23/04/2014 alle 15:37