Ecco che bussano alla porta.
ma io sono immerso in distanze vuote di colore blu scuro, non era mare ne cielo e prima ero sopra e non le vedevo, poi invece ero dentro e non c'era nient’altro che quello.
distanze vuote di colore blu scuro a perdita d'occhio. Il blu-scuro sembra aumentare e ancora aumentare, è come una palla che cresce gonfiandosi e io sono lì. Sono sempre più piccolo e intanto mi muovo. In effetti c'è densità, corrente.
chissà, forse da qualche parte c’è perfino un punto di origine.
mi piacerebbe saperne qualcosa di più per saperne qualcosa di meno. Però non lo so.
sono dentro ad una palla di distanze blu-scuro, mi muovo ed è come nuotare.
bussano alla porta
il rosso pulsa dal centro del blu, raggi rossi lunghissimi e sottili si irradiano innervandosi dal centro pulsante del rosso nel centro della palla di colore blu-scuro che adesso pulsa anche lei e diventa più chiara, quasi azzurra, direi.
il tempo attraversa le distanze vuote di colore blu-scuro. Il tempo è tornato e va solo avanti. Il tempo è rosso, pulsa e si propaga innervandosi in raggi sottili all’interno della palla di colore blu-scuro. Sapevo di saperlo? Sapevo di non saperlo? Non sapevo di saperlo? Sapevo di non saperlo? Non so. Che cos’è che non so?
riemergo.
non ho bisogno di aprire gli occhi, mi accorgo ora che non erano chiusi, marroni, non cercano luce, la luce però entra lo stesso ed è bianca. Dentro il marrone la luce diventa blu scuro, ma il tempo bussa alla porta. Il tempo è rosso e va solo avanti.
riemergo.
poi è tutto lì, la stanza semi-buia delle sei della sera, il tavolo di vetro col vaso di fiori, la televisione, il divano, il tappeto. Le gambe poi le braccia e la testa. Poi il petto, esattamente lì dove tutto era stato prima che fosse blu scuro e nient’altro.
nient’altro che quello.
il cuore nel petto che batte. Pompa rosso che pulsa e si irradia al centro della stanza semi-buia alle sei di una sera qualsiasi, è il cuore di chi?
può essere il mio. Dev'esserlo, non ci sono che io, non c’è altri all’infuori di me, non c’è mai stato, non ci sarà mai. Chi sono? Dove sono? Ci sono?
bussano forte alla porta, mi tirano per i piedi che ho appena ritrovato ai miei piedi. Dai piedi alle gambe, al petto, alle braccia alla testa, mi trascinano verso i loro argomenti qualunque essi siano, al di là dalla porta, dall’altra parte del chiuso.
mi alzo per farla finita.
domande e risposte.
si inseguono cercando di afferrarsi la coda a vicenda, però non funziona, qualcosa va storto, domande e risposte, nient’altro che questo. Domande e risposte, sul filo del tempo che passa, il rosso brillante che pulsa nel petto, in tutte le strade, in tutte le stanze. Non serve.
si è fatta l’ora di andare.
riemergo.
apro la porta per farla finita.
c'è l'autunno e gli alberi spogli, e le foglie cadono e rimangono a terra.
davanti all'autunno c'è un uomo e una donna.
sono in due, sono sempre in due, ma la donna al contrario dell'uomo c'è sempre, nè bella nè brutta. Una donna così.
la donna parla e l'uomo invece sorride e annuisce, fa quello e poi basta. Tutto contento e poi basta.
chissà cosa vogliono e se davvero lo vogliono. Perché lo vogliono? Vogliono quello? Mi allungo e mi addosso per un po' ai loro argomenti prendendone forma e struttura poi però mi lascio cadere perché non ne vale la pena. Non ne sono capace. Non più. Allora non sento ne vedo più niente. Divento muro, pietra, lastra di marmo grigia posizionata a due passi da loro, dall'uomo e la donna che parla mentre l'uomo sorride e annuisce. Fa quello e poi basta. Tutto contento e poi basta.
la donna muove la bocca e dalla bocca le escono fili sottili di colore blu scuro, rimangono sospesi per qualche secondo e quando si condensano in aria pesano troppo e ricadono giù.
tutto finisce per terra, parole e sorrisi e annuire diventano piccole pozze blu scure che la terra velocemente beve. Riemergo.
non ho bisogno di aprire gli occhi, mi accorgo che non erano chiusi. Marroni, non vogliono luce ma la luce entra lo stesso e il marrone diventa uomo e donna e la donna parla ad un muro, pietra, lastra di marmo grigia su cui rimbalzano scivolano e cadono parole, sorrisi e annuire con la terra che beve asciugando pozze di colore blu scuro.
riemergo.
lascio che la donna continui e aspetto che succeda qualcosa, quello che succede è niente di niente. Poi se ne vanno.
domande e risposte si inseguono cercando di staccarsi la coda a vicenda. Non serve ne basta. Si è fatta l'ora di andare.
cordialmente salutano.
arrivano sempre in due, in due se ne vanno, e uno dei due è sempre una donna nè brutta nè bella. Una donna così. Parla con l'autunno alle spalle, mentre il volo finisce per tutti. E nessuno lo sa ne vuole saperlo.
chiudo la porta, mi siedo, abbandono in poltrona piedi, gambe, braccia, petto, testa.
aspetto che mi scoppi in piena faccia un qualche tipo di guerra. Non aspetto poi tanto.