Da quel padiglione che tu chiamavi
cancro,tutti i giorni ne uscivi e mai
eri stanco.
esso ti stava consumando come
una dritta candela, e di questo mi accorgevo dalla mattina alla sera.
nelle viscere di quel padiglione
donne e uomini ,provenienti da
esperienze diverse , e solo una
cosa in comune .
il progredire della malattia che
in silenzio ti portava verso quella
maledetta morte.
portava te e tutti gli abitanti di quel
padiglione, a tirare la somme
della vostra vita.
e li' mi accorgevo che la soffernza
non guarda l'eta', allora gridando
cercavo il mio Dio.
guardavo il tuo stesso viso esso
nascosto dietro quei folti baffi,esso
era fermo.
esso pareva inaccessibile alla paura
e alla gioia spensierata.
i tuoi stessi sentimenti li vedovo
racchiusi nei tuoi occhi vellutati ,
mentre dicevi non ci avresti lasciati.
ti venivi a trovare con viso raggiante
senza la falsa compassione.
ti salutavo allegramente e mi sedevo
sul tuo stesso letto ,non ti chiedevo
nemmeno come stai ,perche'
avresti risposto ,che non lo sai.
osservavo il dolore lacerare il tuo
scarno sorriso ,capendo che anche oggi
mi hai deriso.
era sabato quando per l'ultima volta
ti strinsi la mano.
ora e' Mercoledi' e mi hai beffato
di nuovo lontano da li.
2010
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