Ti ho braccata
col mio fiuto sporgente
sulla bonaccia di maestrale
verso un'aurora
avversa di tramonti
ed abbiamo goduto guadando
come nutrie su banchi
d'orate dorate
dagli occhioni ciarlieri
fin oltre il nostro abitacolo
preso in subaffitto
da una famigliola di pippistrelli
attaccati come nei romanzi
quelli messi all'indice dalla sacra
grotta mistica e buia
e siamo caduti sulla panza
reclinata di Morfeo
mentre Venere russava
al mare la perdita acquisita
della sua verginità planetaria.
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