milel votle mis onos entita in gabbia nella mai vita ma poia ho capito che basta gaurdare la cosa da una visione diversa ester
Carina questa tua poesia, più che altro per l'impressione che reca al lettore, di chiuso. Ed è vero che molte volte capita di sentirsi in gabbia...Il pensare troppo mi fa sentire in gabbia, a volte....Però è vero che basta guardare le cose da una dimensione diversa...
Cronaca di una cattura vista dall'altra parte. Piena di sensibilità. Si dovrebbe esercitare più spesso l'arte di dare la parola a chi non l'ha, perchè da arte diventi costume e da costume diventi pelle. Oppure una specie di osservazione di secondo ordine, un "licantropo" che sogna di sognare che è solo un sogno.
A presto Terry
Accetto l'invito, ed è un' eccezione :-) poiché questa settimana non potrò essere presente sul sito e questo è l'unico commento che farò. La poesia fa percepire l'intensità di un disagio, il vuoto o, meglio, il pieno in potenza del sé irrigidito in una inanità di elaborazione che deriva dal profondo senso di solitudine, mi pare, e di isolamento della persona. In questo l'angoscia dell'incubo nell'incipit del brano, che poi si svolge con buoni e incisivi contenuti, ancora piuttosto prosati, e con un ritmo segmentato che ritengo essere stato scelto di proposito a sottolineare la "frammentazione" dei moti dell'animo che rendi. Suggerirei lo sforzo di una maggiore astrazione, idealizzazione lirica, creatività di espressione nell'uso della parola, per connotare meglio lo slancio poetico e liberarlo dalla dimensione - come in questa - un po' del racconto.
Personalissimi suggerimenti Pioggia, che devono trovare corrispondenza naturalmente con la tua sensibilità e vocazione artistica :-)
Un caro saluto e alla prossima settimana.
Max