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Pubblicata il 30/04/2013
Marzo e le torbide noie son giunte:
vedi, bambina, di fior la ghirlanda
cinger la siepe, e le quiete, trapunte
rose in veranda?

schiusasi l'alba, una bionda pupilla
lumina i mandorli avvinti di bianco,
e un rondinotto nel ciel che sfavilla
pìgola stanco.

solo del nero, di corvi, montano,
con le sue trame, violente, contorte:
ne percepisci, sebbene lontano,
l'urlo di morte.
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questa merita una levata di cappello bravo,salutoni

il 30/04/2013 alle 16:24

non male la svolta finale verso il cupo: quei corvi neri mi ricordano molto quelli di San Martino di Carducci. Bravo!

il 30/04/2013 alle 18:46

Poesia di carducciana memoria, sia nello stile che nel contenuto, classicheggiante ma molto, molto bella.

il 30/04/2013 alle 19:48

Non mi dilungo sul richiamo Carducciano che già è stato largamente decantato, rinnovo i complimenti per lo stile, ma ancor di più per la lingua così soavemente utilizzata. Molto forte l'immagine finale, rimane impressa nella mente, e benchè personalmente non mi piaccia attribuire ai corvi infausti simboli, complimenti. Andrea.

il 30/04/2013 alle 20:14

E' quasi inutile,per me, ribadire il piacere nel leggere questi versi....Come Andrea anche a me piace lo stile e l'utilizzo della lingua....e mi piacciono anche i corvi però li ammiro per la loro altera bellezza.....A presto, rom.

il 30/04/2013 alle 22:46

Vi ringrazio! :)

il 30/04/2013 alle 22:55