Il tempo incenerisce nel cammino
dei vivi miracoli che spioppano
scanalando in tondo nei retrobottega
rinomati con la prima lettera
dell'alfabeto morse e poi verso
la erre se mi versi l'ultima
fiaccola sul fondoschiena goccia
a goccia forse mi passa
la discriminante favella bifocale
e il barattolo di borlotti conclamati
dovevi essere tu non siamo
stati mai in uno stato
di grazia e giustizia davanti
o nel retro del plotone di riguardo
ammira la volta del colpo
in canna e spara così
arrotondato e turgido esce
con un sibilo serpentino a metà
tra il picco salmastro e la marea
all'ora decima del nero come
la donna di colore che attraversa
il caffè deserto fatto strada
prendi il pedaggio senza bussare
ho il citofono in avaria
e il cucù che scucula impazzito
con quello che costano gli orologi a dondolo
e i pendagli da forca ai lobi frontali
scontri indaffarati tra lo spartitraffico
e su querida ausencia comandante
nel fermo immagine bifocale alla fermata
con altre foglie di tabacco morte
figlie arrotolate per ogni ricorrenza.
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