tardava ad arrivare il bus,venti facce sconosciute si scambiavano occhiate veloci e fugaci,mentre i miei venivano sequestrati e violentati da te;com'eri bella mentre ti mordevi le labbra fissando il suolo;mi parevi piccola,persa nella tua fragilità,come un antico vaso di porcellana cinese,tesi le mani per afferrarlo prima della caduta,ti parlai con la lingua,mentre il cuore decideva di partecipare ad una maratona,e deja vu possibili e futuri afferravano la mia mente,spiccai il volo e caddi senza schiantarmi,le mie ali si sciolsero immediatamente al primo sorriso,come quelle di Icaro,e com'era bello morire,come era bello percepire la rottura di ogni singolo legame di ciascun atomo nel corpo.Poi una pennellata di blu ti trasportò lontana,ma sapevo che saresti tornata,sapevo e ne pregustavo l'eccitamento;e così fu...
sotto nuvole nere ed invidiose ti rividi,ma cosa importava,avevo due cieli in cui galleggiare,quante notti in bianco per ricordarli,quante parole furono scritte su vecchie pergamene in loro onore,mentre tu avvicinavi la tua pelle nuda ed acerba alla mia,e mi sfioravi con quei meravigliosi capelli di seta gialla.
Per non parlare dei candidi baci da bambina in corridoi inondati da penne e quaderni,con falce affilata squarciavi la grigia routine ad ogni nostro nuovo incontro.
Tre anni or sono che ti lasciai camminare,non ero in grado di capire,ma oggi venderei ogni mio avere ad un mercante di tempo,questo posso giurartelo.