ricordo quando precipitai nella stregoneria di quei due specchi infranti,mi impregnai della tua essenza di fragola,la stessa che contraddistingue i pargoli nel primo ricongiungimento con la madre,dolce erano i sentieri prodotti da una fantasia sana,non in grado di concepire la minaccia celata da un guanto di pelle scura.
Mentre inconsciamente imitavi Penelope e ghignavi di un piacere arduo,mentre mi ipnotizzavi con l'ondeggiare dei tuoi fianchi a mo di pendolo,sapevo che il cielo era orfano di stelle,sapevo che dopo la nebulosa,sarei rimasto vagabondo nel vuoto cosmico,sapevo,si questa era la mia colpa per quel maledetto letto chiodato,ancora bramoso di sangue.
Se solo ci fosse stata lucidità nel tuo startene,così in penombra,potrei scordare