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Pubblicata il 12/11/2012
il sole riscalda coi suoi timidi raggi un guanciale mai sfatato,è pallida l'immagine che ti ritrae,con i toni scuri sbiaditi dalle rughe del tempo,è fragile la mia resistenza,innalzo una barriera di carta,per aiutare il tuo cupo ritorno,nei meandri dei luoghi ormai deserti;uccide il tuo saper tornare,sento le tue unghie logore trafiggermi,ma non urlo,convivo con un dolore muto che mi poni nel rosso grembo.la tua risata beffarda aleggia nei miei sbagli,provocandomi un ritorno alle origini,è alla fine è solo il pianto di un bambino che ti pone l'ultimo saluto.
Odio quel guanciale,un odio nobile,fratello minore di l'orgoglio stuprato,un odio nascosto dietro una maschera veneziana.
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Admosfera struggente che illumina le cipe immagini della sofferenza.
L'ultimo saluto... l'odio verso il guanciale,
un vero tripudio di emozioni.
Complimenti
Patrizia

il 12/11/2012 alle 16:47

Cupe... non cipe... scusa!

il 12/11/2012 alle 16:48

sono dell'idea che certe ferite non si rimarginano,anzi col passare del tempo affondano maggiormente,e questa che ho scritto è lo specchio di una di queste esperienze,ti ringrazio per i complimenti,mi fa piacere il tuo apprezzamento

il 12/11/2012 alle 17:13