sentirsi forti, per poi scoprirsi fragili.
aver bisogno di parlare, ma nessuno ti comprende
il dolore , trova pace nei cuore infranto.
come una città dopo un uragano, che incalza furioso
crudele sintomo di terminal pazzia vaga nell’infinito
dove prima l’empio corridoio, non offriva speranza di fuga
negli spazi del presente
sono brividi, di freddo che ti gelano l’anima
rivoli curvanti al livello del suolo,
un pungolo affilato, di lima strazia, intestini tranciati dall’arroganza
fornicante, divora,invertebrato, convulso come foglia
purpuree emozioni percorsero il giorno, con placida forza
un suono freddo, d’astio, e nient’altro
alle volte sentivo anche la tua mano stringermi il collo,
come un assassino con la propria vittima
prima che la paura mi soffochi
e il dolore mi inghiottisca per sempre
nei tunnel lanciati dal vento, come pellicole di film
dalle sequenze incerte,