Visto da Roncisvalle,
Santiago è lontano 30 giorni di cammino.
Joe deambula su un’articolazione al titanio,
un carcinoma s’è fregato l’originale.
Lele ha lasciato un braccio a Bergamo,
lui dice che non serve averli entrambi.
Io ha lasciato il cuore da Giulietta,
lei mi ha detto “ Fai conto che sia in pensione, poi te lo riporti via!”.
Carlos dice che ciò significa che non mi ama!
Che cazzo ne sa un Asturiano di donne?
Quattro sfigati:
una conchiglia sulle spalle e un bastone in mano,
a raccontarsi per settimane del perché di questo viaggio.
Filosofie, disincanti e femmine che fanno capolino in ogni dire.
Il tempo passa e il tanfo delle ascelle cresce,
le albe arrivano sempre troppo presto,
così come le vesciche ai piedi.
A volte sembra di essere al catasto,
c’è la fila per ogni cosa:
l’ostello, il bagno e lungo il sentiero alla mattina.
Ma che ci fa tutta sta gente sulla sierra de Atapuerca?
Cammino tra questi cercatori di Dio,
ruspano in ogni anfratto esterno
dimenticandosi di guardarsi dentro!
Finalmente siamo arrivati,
piazza Obradoiro è come il paradiso.
A pensarci bene entrano tutti,
basta un grido, qualche salto di gioia e ti acclamano!
Chissà se sapessero che Giovanni non è mai esistito!
Importa più la storia o la leggenda,
conta più la meta o il viaggio,
ci può essere sesso senza amore?
Io sfinisco i miei neuroni in elucubrazioni:
Dio è davvero una mia necessità?
Intanto Carlos sta scopando Bianca,
dice che quando non c’e’ tempo per innamorarsi,
la scopata lo vicaria bene.
A naso, mi sembra un tipo sempre indaffarato!
Insieme al viaggio è terminata la mia ricerca.
Ho imparato più in un mese tra questi sentieri
che durante gli ultimi dieci anni in tangenziale!
Aveva ragione la zia Gina:
“Vai a Santiago,
e quando hai capito perché ci stai andando, torna,
perché in quel momento il viaggio è finito.”
Chissà se Giulietta avrà mai letto Shakespeare?