Uno sguardo furtivo dalla finestra aperta:
miete la trebbiatrice nuove vittime,
rincorrono i ragazzi il lacero pallone,
musica di goccia che cade, snervante,
stesso identico ritmo, stessa identica sorte.
Fredda lama nella carne, improvvisa,
cos’è dunque questa strana inquietudine?
Forse solo il solitario sincero sentire
esser parte dell’avido immenso divenire:
un mare di grandine sconvolge il pensiero,
un manto di polvere su un bianco levriero.
Ospite senz’invito, ritorni,
maledetta strana inquietudine.
Solo ora riesco davvero a capire:
un’inattesa scia di barca all’imbrunire
mi sigilla in uno scrigno di solitudine.