"...all'improvviso
il ragazzo si rese conto d'essere solo.
Viveva
combattendo ogni giorno
per superare la giornata
e domare l'incendio
che gli era divampato nel petto.
Lui sapeva
di non essere il sovrano del Regno dei Giusti,
ma non poteva far nulla
per nascondere a se stesso quell'ira
che spesso lo trascinava
verso la ragione assoluta.
Aveva incontrato,
nella sua recente storia,
un vecchio,
egoista e senza scrupoli,
al quale aveva teso la mano,
voltato le spalle
sicuro della sua amicizia,
ricavandone una pugnalata secca,
decisa,
ma non mortale.
Il ragazzo si era rialzato,
aveva reagito,
suscitando lo stupore della gente,
che lo credeva quieto,
non manesco,
ma non aveva portato che colpi a ferire,
d'attacco sì ,
ma solo per render giustizia
alla propria dignità
offesa
e all'amicizia tradita.
Ora
che si rendeva conto
della solitudine
e dell'aver perso
ciò che aveva costruito con fatiche estreme, sperando d'esser fuggito
dal destino d'esser solo,
rimuginava e piangeva dentro...
dentro di se.
Quel vecchio
viveva
come nulla fosse,
intriso
di quella derisione verso il prossimo
che tanto gli era parte.
Ma quel vecchio egoista,
che aveva rubato un sogno
al piu' tenace
tra i sognatori della vita,
non sapeva...
Egli non aveva capito
che un vecchio egoista,
quale egli era,
viandante indifferente e subdolo,
non era altro
che un morto che cammina
nella globalità
d'una storia d'altri tempi,
ma talmente attuale
da essere considerata immortale
nella mente
ferma e lucida
di un ragazzo
che aveva già tanto regalato alla vita
per accettarne altri verdetti ingiusti..."