Sento il lamento, seguendo ad occhio
l'argine esangue, l'albero zoppo
forse pavento come un risucchio
che il flusso langue per qualche intoppo
è un catenaccio, una cerniera
che squarcia a tratti stinti portali
stringendo il laccio senza maniera
frugando i ratti lungo i canali
si spande il succo d'ogni memoria
con strazio acuto nella corteccia
e pare un trucco l'immane storia
bestione astuto che si fa breccia
cambia l'accento, la fede, il fato
sparsi miasmi, densa bambagia
corpo violento, freddo e malato
tutti i fantasmi che il cuore contagia
e mentre speri d'avere in saccoccia
il modo migliore di prendere fiato
un poco ti fermi, sognando bisboccia
ma un nuovo dolore le ali ha tarpato.