A me non resta che Poesia.
Divinità dall’inchiostro lusinghiero,
i tuoi occhi sanno di pioggia,
dall’autunnale colore della terra madida di bellezza,
boccale inebriante di meraviglie,
fanno della Natura una Dea seducente,
i tuoi occhi di pioggia.
La tua lingua ricorda la linfa che serpeggia in tondo,
incantatrice e fertile,
vigore nella terra,
nutrimento nelle mie vene.
In zone d’ombra selvosi il tuo corpo si ammansisce sul mio,
un continuo dischiudersi di labbra in baci,
un continuo cercarsi in diverse esistenze che si rincontrano senza mai riconoscersi.
Le mie labbra a dissetarsi di pioggia dai tuoi occhi fingendomi nuvola per Amarti,
mia adorabile venere di carta,
no fattasi mai carne ed ossa per umane carezze,
per paura di conoscere il male,
scempio di inganni che atroci esseri ordiscono,
mia sublime venere di carta,
prodigio di un Amore semplice come il tuo corpo senza corpo,
miracolo dell’inchiostro a tratteggiare femminei fianchi in morbide curvilinee,
virgole come timidi sorrisi,
punti si sospensione sui pensieri in strofa,
ammaliante venere di carta dai lunghi capelli di grafite risveglia in me un sentimento dimenticato.
Ora, le mie mani a chieder perdono sul tuo cuore di china.
A me non resta che Poesia, miracolo del mio inchiostro.