Ho preteso di sedermi sull’erba fresca
mentre tu reclamavi la comodità di una poltrona.
Ho chiesto solo di riaprire le finestre
all’alba che veniva a sollevarci
quando tu avresti voluto ancora
dormire fino a mezzogiorno.
Ho urlato che dentro me
avevo ancora voce per urlare
perché dentro di me io stavo per cambiare.
E tu in silenzio mi dicevi che eri sordo
a certe mutazioni
senza senso alcuno.
Il tempo nostro non ci ha mai difeso
perché il momento tuo
era silenzioso
e non ha mai colliso
con il momento mio
che invece urlava di essere capito.