Ho trascinato sulla sabbia una slitta
con dentro, avvolte in un telone
fiammanti gambe di legno
e canticchiavo e a volte gridavo
nelle fiere, nei mercatini
sotto le lanterne dei postriboli
comprate le mie belle gambe
gentili signori e consorti
comprate le mie gambe di legno
vi darò in omaggio i calzini.
Ma mi lanciavano secchiate
dai loro balconi dorati
e anche qualche schioppettata.
I bambini con gambe di ciccia
mi fiondavano sassi
oppure monete fuori corso.
Allora trascinai la mia vita
oltre la linea di confine
e seppellii le mie gambe
sotto la sabbia calda.
Ho segnato un cerchio immaginario
dentro al quale sono in contatto
con alcune rocce porose
e rari umani allo sbando.
Adesso non cammino più.