Scorre la vita come un fiume
e non sai mai quando prendere la riva,
accostare la barca e sederti sulle sponde
ad accarezzare l'erba bagnata di rugiada
mentre ad occhi chiusi e sollevati di poco
osservi il baluginare del sole,
e quando mantenere la rotta
cercando di evitare gli scogli affioranti
come lapidi sul cammino e moniti
unica cortesia lasciatasi alle spalle dalle vita.
Grave respiro tra i flutti e gli schizzi
che macchiano il sereno e penetrano profondi
sotto la pelle coperta di sale,
sale nel fiume come nel mare,
che brucia in tagli profondi
che tu stesso non vuoi far guarire
mentre ti affanni a medicarli
con lo sguardo sempre puntato avanti
tra i flutti e gli schizzi, e mai all'orizzonte lontano.
Scivola la barca sul fiume dei ricordi
nel mare delle occasioni perse o mai vedute
che si accavallano come onde spumeggianti
contro le scogliere che si frantumano in schegge di vetro
che colano sangue dalle ferte già salate,
e boccheggiante come naufrago
al suo entremo limitar di forze
guardi la riva lontana, allontanarsi
mentre portato dalla corrente scorri a valle
senza aver il tempo di trattenere nulla,
non un fiore, non un sentore non un raggio di luce.
E rimangono solo le foto
imperfetti ricordi di palpebre sommerse
e occhi meccanici che si schiudono allo schiocco delle dita
e rimangono solo le parole
scritte su carta bianca su tavoli di legno segnati dalla cera
gettate lontano come ferri roventi
in un angolo della cosceinza per non essere più ritrovate
come i sogni dimenticati durante la notte
che stringendo i pugni decidiamo di scordare
perchè non ci tormentino con il tenue bagliore di un desiderio sopito.