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Pubblicata il 25/10/2002
Era un Venerdì nel quale muti,
non risuonavano echi di campane
e si disgregò sul mio viso invecchiato
quella che tu chiamavi
nei tuoi versi,
irresistibile lastra di pietra.
Una voce perfetta e senza accento
diceva che tu,
eri più lontano di una stella
sicuramente non raggiungibile
da me,
povera anima ubriaca.
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Molto bella, specialmente la prima strofa, con le sue immagini, degli echi muti di campane e il viso invecchiato come lastra di pietra, è notevole!
Complimenti
Axel

il 25/10/2002 alle 14:35

grazie, Axel.
"la mia irresistibile lastra di pietra" è un verso dedicatomi da un poeta...
La mia è stata una trasposizione di quella definizione all'immagine del mio viso...
e lo sgretolarsi avviene nella consapevolezza del dolore puro...non nell'età (non sono poi così vecchia), nè semplicemente nelle esperienze.
K.

il 25/10/2002 alle 14:48

Che bello leggerti Kay! Pur nella vivida percezione - quella "lastra di pietra"! - di una ingentissima malinconia come musa ispiratrice, espressione di un dolore acceso, trovo una delicatezza di tratto in questa tua, una consapevole tenerezza (i versi conclusivi soprattutto) capaci di illuminare liricamente il sentimento e la tua sensibilità violati.
Un caro saluto.
Max

il 25/10/2002 alle 15:10

grazie, Max.
K.

il 25/10/2002 alle 15:18