Le erbe screziate, il ruscello
i piccoli soli che mi parlano di te
dai frequenti nomi e locazioni
dalle chiome in scompiglio multiplo
come le foglie d'autunno mi cadi
leggera in grembo come petali
così umidi e lievi come petali
del papavero da campo i tuoi baci
risucchio d'estatico stordimento
sul mio intimo naturale
nelle fantastiche regioni
intarsiate tra le tue cosce brune
mi ritrovo selvatico perso
con la bocca a squarciagola
a cantarti dentro il ruscello
con le squame dorate e guizzanti
a bisbigliarti altalenante
alle fronde aghiformi dei larici
a calare senza calcolo alcuno
tra le radici della tua crescita
nell'intrico del tuo umore
dentro ancora, dentro
la caverna di carne morbida
ovattato pulsare
l'eco dei nostri sguardi, ti vedo
meglio, senza occhiali da sole
soli nelle nostre mani e bottoni
bottoni, la natura ci osserva
le nostre si conoscono a menadito
fino in fondo alla questione
il cielo intero, tutto il cielo
e qualche lembo conservato
fino all'orizzonte, fino a specchiarsi
liscio come il manto del cavallo, a parte
qualche nuvola scomposta
così l'estate è bella
come certe volte la vita
ma anche l'inverno ha i suoi pregi
sotto le coltri del letto
mon amour.