giace sulla soglia scura
di una vita di stenti
che a sopportarla è dura
tra il fetore e avide genti.
l'ipocrisia condita con vino e gloriosi canti
artiglia le ossa dei fedeli servi
che al ritorno dello sventurato sognano affranti
afflitti dall'odio e da lingue di serpi.
la poverina fa e disfa speranzosa
l'abito dell'attesa
del colui partito a ilio gloriosa
su concave bare x l'urlante distesa.
al vagare nell'angoscia di tinte fosche
il divino appoggia l'occhio muto
striato di pianti e mire losche
pel futuro:un luco sparuto.
le sarte filano inganni:
frecce inarrestabili nell'eterno,ancor più in lui,
l'anima trapassano e i logori panni.
Non sono lame di ragione in tempi bui.
passional frenetismo sul suo volto-
croste di sale ad inncorniciar il pizzo incolto-
unghie nella sabbia:brama di amare-
angoscie e pianti esuli nel mare.
dedicata all'eterna bellezza dell'odissea:canto antico sempre vivo.