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Pubblicata il 07/03/2012
giace sulla soglia scura
di una vita di stenti
che a sopportarla è dura
tra il fetore e avide genti.

l'ipocrisia condita con vino e gloriosi canti
artiglia le ossa dei fedeli servi
che al ritorno dello sventurato sognano affranti
afflitti dall'odio e da lingue di serpi.

la poverina fa e disfa speranzosa
l'abito dell'attesa
del colui partito a ilio gloriosa
su concave bare x l'urlante distesa.

al vagare nell'angoscia di tinte fosche
il divino appoggia l'occhio muto
striato di pianti e mire losche
pel futuro:un luco sparuto.

le sarte filano inganni:
frecce inarrestabili nell'eterno,ancor più in lui,
l'anima trapassano e i logori panni.
Non sono lame di ragione in tempi bui.

passional frenetismo sul suo volto-
croste di sale ad inncorniciar il pizzo incolto-
unghie nella sabbia:brama di amare-
angoscie e pianti esuli nel mare.

dedicata all'eterna bellezza dell'odissea:canto antico sempre vivo.
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grazie rebbi.ricambio il complimento.

il 07/03/2012 alle 15:13

Concordo con Reb, in oltre io adoro l'Odissea,
e la tu composizione la celebra in maniera ottima.
Bravo gianluca
un grande saluto
Andrea.

il 07/03/2012 alle 18:56

grazie mille.anche a me piace molto

il 07/03/2012 alle 20:41

ne avro gia 27 saro troppo vecchio.ahahhahahc caio rebbi

il 07/03/2012 alle 20:41

ah ah ah ah scherzavo.questi grandi d'oggi :)

il 08/03/2012 alle 15:08