Molto evocativa, questa lirica scopre un mondo e un tempo perduti, vagheggiati, rimasti intatti nella mente del poeta come un’oasi di ideale età dell’oro, a cui si desidera tornare, le cui risonanze fanno vibrare l’anima.
All’ “infame mondo” reale, si contrappone nel ricordo quel mondo perduto, quell’ “isola che non c’è” di pura e intatta bellezza:
“E tornerò alla fragranza del pane
liberato dai forni, ai duri accenti
dei contadini, al riso delle donne
dalle finestre schiuse risonanti.”
Bellissime immagini, ricche di grazia e di forza semantica.
Come giustamente afferma il poeta, il tempo del ricordo è un Tempio, costruito intorno ai desideri e al rimpianto per un passato idealizzato e coltivato tra le memorie mai sopite.
Una delle tue liriche più belle, Franco, complimenti!