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Pubblicata il 13/01/2012
Nella Erste Lautverschiebung
fu tutto favola e tu, ammettilo, fosti frivola
con l’uomo di poche parole.
di loto e di cardamomo.

Io ero contrario
alla pista da ballo a Shambala
e alla candid camera.
‘Alla fine - dissi- non ci resterà che la vista

mia formica così consumista’
(dico gli occhi per piangere
un film strappalacrime
su alcuni prestiti stranieri

ai collettivi animali
come un parlamento di babbuini).
Aggiunsi che sarei bruciato
da dio della vegetazione

tra amnios e psycopannychia
pària sulla via
del mercato sacro.
Ma che fossi alto o basso

nero o biondo
monocolo o binoculare
alla scrittura non doveva importare
della pira.

Alla fine, tanto, c’erano solo le bollicine
e il plancton
di una mostra di fotografia
sulla glossolalia

nel nostratico
come se la precisa fisionomia
di ogni lingua
amasse restare indistinta

dalla formalina
a cui lei tende l’amo
e guizza via di mano.
Il punto, insomma, non era

l’oscurità prenatale
in cui il matto inizierà a sparare
o la mano vorrà scioperare.
Ma se l’occhio strappato al suolo

avrebbe gridato: ‘Sono il vostro uomo. Inclinate
il piano. Lasciate che scenda io in basso
e veda se tocchiamo o se il pesce abissale
ci può illuminare’.
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il primo verso basta e avanza a garantirmi l'orgasmo.

il 13/01/2012 alle 11:00

anche se, ricordiamo il vero protos heuretes, Rasmus Chr. Rask.

il 13/01/2012 alle 11:04