Nella Erste Lautverschiebung
fu tutto favola e tu, ammettilo, fosti frivola
con l’uomo di poche parole.
di loto e di cardamomo.
Io ero contrario
alla pista da ballo a Shambala
e alla candid camera.
‘Alla fine - dissi- non ci resterà che la vista
mia formica così consumista’
(dico gli occhi per piangere
un film strappalacrime
su alcuni prestiti stranieri
ai collettivi animali
come un parlamento di babbuini).
Aggiunsi che sarei bruciato
da dio della vegetazione
tra amnios e psycopannychia
pària sulla via
del mercato sacro.
Ma che fossi alto o basso
nero o biondo
monocolo o binoculare
alla scrittura non doveva importare
della pira.
Alla fine, tanto, c’erano solo le bollicine
e il plancton
di una mostra di fotografia
sulla glossolalia
nel nostratico
come se la precisa fisionomia
di ogni lingua
amasse restare indistinta
dalla formalina
a cui lei tende l’amo
e guizza via di mano.
Il punto, insomma, non era
l’oscurità prenatale
in cui il matto inizierà a sparare
o la mano vorrà scioperare.
Ma se l’occhio strappato al suolo
avrebbe gridato: ‘Sono il vostro uomo. Inclinate
il piano. Lasciate che scenda io in basso
e veda se tocchiamo o se il pesce abissale
ci può illuminare’.