PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 21/09/2011
Sono nato e cresciuto pensando alla gnocca.
A tre anni accarezzavo i polpacci della zia Perla
dicendo estasiato: belle bambe, belle bambe.
La zia era cicciona e piuttosto scarsa.
Col tempo ho migliorato la mia capacità estetica.
Dai cinque ai sette anni, Isa e Mary,
rispettivamente di due e cinque anni più di me
mi hanno introdotto alle gioie del sesso
facendosela spalpugnare e annusare più volte
e ordinandomi di camminare avanti e indietro
col bischerino turgido fuori dalle braghette.
Esperienza rimasta positivamente indelebile.
L'adolescenza mi ha sbattuto in un altro universo
dove era impossibile avvicinarmi a qualsivoglia patata
senza rimanere impietrito dalla timidezza,
mentre alcuni miei coetanei già limonavano.
Forse per trovare risposte al disagio ho cominciato a scrivere e pitturare
trovando all'Accademia Belle Arti alcuni amici della mia taglia
con i quali ho condiviso emozioni, arte, viaggi, vino
dando vita al gruppo "Ludroart", con propria galleria in Verona.
Grazie a ciò sono riuscito a riavvicinarmi al pianeta gnocca
il cui ricordo era ancora vivo in me fin dall'infanzia.
I primi rapporti sono stati maldestri all'inverosimile:
La bella ragazza che appena me lo tocca, vengo.
La seconda aveva il mestruo e dopo la mediocre scopata mi fa:
nella borsa ho una pistola e adesso ti sparo perchè
ti sei approfittato di una ingenua come me.
Io ero fumato e ho preso uno scago della madonna,
ma estrae un tampax osservando divertita la mia meschinità.
La terza era giunonica e aveva il mestruo.
La scopammo, io e l'amico G., sul suo furgone.
Mentre lui ci sapeva fare, io venni con due colpetti.
Alla fine lei disse: ho preso due piccioni con una fava...
Poi ho passato tre mesi con una, dormendo sui divani della galleria.
La prima cosa di una certa durata e qualità.
Sulle prime mi piaceva da morire ma alla lunga
pensare al sesso con lei cominciava a schifarmi.
La quinta era splendida ma si faceva di ero.
Da sballo nel sesso orale, ma si faceva di ero.
Ho retto tre settimane. Dopo l'ultima pera stava collassando.
Ho passato l'intero pomeriggio a guardarla intrecciarsi i capelli.
In seguito le mie prestazioni psicofisiche nell'emisfero femminile
sono un tantinello migliorate, ma non si è mai finito d'imparare.
Da piccolo odiavo aspramente la scuola e non studiavo mai:
sono stato bocciato due volte consecutive in quarta elementare.
I pomeriggi in riva all'Adige e le estati in montagna dai nonni
erano dense di avventure di ogni genere.
L'infanzia è la fonte a cui ancora mi abbevero.
Ma per ubriacarmi devo scendere a compromessi con la cantina.
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il primo verso mi ha fatto temere uno scritto burlesco anzi burlescone...
scusami l'insolenza
un caro saluto
ninomario

il 21/09/2011 alle 09:30

Se questa è poesia, allora tutte le prose sono poesia, ed è poesia anche la frase scritta sulla carta igienica, tanto per passare meglio il tempo durante l'operazione, senza annoiarsi troppo.
Per carità, detto il tutto in spirito d'amicizia, però ricordati che, per fare poesia, non basta spezzare il ritmo della prosa e andare a capo. Saluti.

il 21/09/2011 alle 09:43

ma nino! la tua insolenza è per me rugiada! non ti devi scusar

il 21/09/2011 alle 10:52

questo è uno stralcio della mia vita, scritto come pare e piace a me. se sia o meno poesia, caro toscanus, me ne strafrego!!!

il 21/09/2011 alle 10:53

Nel bene o nel male qualche schizzo lo fai sempre...

il 21/09/2011 alle 22:11

soprattutto nel pene...

il 21/09/2011 alle 23:05

A me è piaciuta, l'ho letta con gusto ed interesse. La parola che svela e rivela senza pudori e con autenticità uno squarcio di mondo interiore. Bravo.
Vania.

il 21/09/2011 alle 23:27

grazie vania, ciao

il 22/09/2011 alle 11:23

io l'ho trovata gradevole, divertente, sincera, un bello squarcio di vita pieno di ironia e di autoironia, e le discussioni su poesia o non poesia sono noiose e sterili...l' importante è riuscire a dare qualcosa, un emozione, una riflessione....

il 22/09/2011 alle 22:53