Testuggini salpando debordano
ai fianchi marchiati già desti
sul foglio scarlatto s’infrange
infittisce rimbomba, lo chiedo
pressato al bisbiglio d’ostacoli a specchio,
assopiti che cingono isole in porti cercati
e l’àncora viene riposta custode dell’onda
che sprizza scintille beate
che il tedio alla lunga lambisce all’autunno
stagione di mezzo, certezza lasciata al calore
di templi friabili marmi, granitico incedere,
eco di mistici passi, non passa la cruna
nel filo d'Arianna che cela ma svela
la serpe ciambella che stacca la pelle
seccata tirata o distesa su fili tenuti appaiati
di modo che scorra l'intento, che ruzzoli l'orbita,
che apra le fauci il caimano nell’ultimo pranzo,
promesse di lacrime a fiotti
tracimano brocche su zuppi broccati,
è aurea la regola a battere cassa,
l’orario frainteso fatidico parte
il convoglio tra gobbe strazianti di ghiaccio appestato
ed escono senza ritorno, non bussa il magone fervente,
ma satura lustri d'attese come illusorie battaglie,
ne vinci su cento qualcuna,
con gli anni scolora a battente riporto
tamburo di muscolo estorto dal petto,
lasciato cadere nel denso liquame,
miasmi di cerchi che allargano senza filtrare la luce.