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Pubblicata il 31/08/2011
No io non ero lei
che ti sconfina gravida
di nuova semina
al fulgore dell’unico raggio.
No, non ero lei
a inventarmi
giardini pensili
fra due torri bianche.
Io lo so tu lo sai
di un nick-name dismesso
con scarpe da ballerina
per lasciare a te solo
la scena,
terra amica nell’eco
d’un nome
danzato dal vento.
E allora, di che cosa m’incolpi
con sentenze di lupo
a un lavacro d’agnello?
Di sbavare in cielo aquiloni
abbagliati dall’ultimo sole?
Il mio amore ha l’odore
della pirite
per la sosta del lieve gabbiano
o il sibilo dell’ultimo treno,
su binari paralleli e bianchi
fra la terra e l’aria.
Io non ero lei
tu non eri mio
ma con occhi miei piango
questa lunga notte di corvi
stregati da una luna di fiele.

Luglio, 2011
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Grazie, Max, per questa saggia considerazione. E' giusto che ci sia equilibrio tra il dare e il ricevere, ma le predisposizioni naturali vanno oltre qualsiasi ponderata valutazione. Ti saluto dal bivio, augurandomi il nuovo!
Affetto.
Vania

il 10/09/2011 alle 13:47

Per fortuna, Fabio, ci salviamo io e te, che non siamo nè Lei nè Dio. E' già un risultato, in questa confusione di identità. Scherzo, come in fondo faccio nella poesia...lo sai! (è simpatico comunicar per versi).
Fartene una colpa? Al contrario, apprezzo la profondità dei tuoi sentimenti che non elargisci con facilità.
Per quanto riguarda la luce...mi sento "a metà strada" tra Beatrice e una torcia tascabile..On the road!
Grazie mille per la fiducia e un bacio!
Paola

il 10/09/2011 alle 14:08

Chiarezza e umanità si compenetrano a vicenda.

il 10/09/2011 alle 14:12