Sagre di innocenti
lustrati a festa
da lanterne stanche
- appassite da ore
di luce propria -
tingono su visi terrosi
mezzaluna e stella
- non di cielo ma di patria -
e sussurrano nenie
- uno stordire visionario -
al plenilunio schiumoso.
Guizzi adunchi
rannidano sulle torri
- ballerine gitane al vento gonfio -
e d'ammaraggio languido
- scevri di pudore e sussulti d'amore -
nell'acqua si sciolgono
come d'incanto
ammaliati
da cotal superva visione.
Che il mondo ti sia lieve
terra
gravida di storia.