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Pubblicata il 06/07/2011
Più delle botte che mi anneriscono il corpo,
più della fame che mi scava nel ventre,
più degli sputi che mi bagnano il viso,
sono questi numeri inchiodati nel polso
ad annullarmi,
cancellando il mio nome
e tramutandolo in una distesa infinita di segni
in cui annego fra muggiti di vetro
e sangue di bestie all'addiaccio
che mi rassomigliano.

E' da due mesi ormai
che quei numeri mi hanno preso per mano,
e mi affondano, ogni giorno di più,
là dove non c'è più colore;
là dove il mio essere unico al mondo
diventa una poltiglia di larve
col nome di "uomini";
là dove Hitler cercò di creare il paradiso
su una distesa di ossa uguali...

Mi rimane un unico urlo adesso,
prima che la neve mi affoghi
nel suo fetido grigiore che puzza di piscio:

"Il mio nome è stato
e resterà per sempre Primo Rossi;
fui padre di due figli fuggiti per un camino
e marito di una moglie cattolica uccisa dall'ignoranza.
Li amai tutti, uno per uno,
in quantità uguale ma in maniera diversa
rispettando le loro differenze:
Giorgio l'amai per il sorriso,
Lucia l'amai per la fragilità e la bellezza
che custodivano le sue fasce appena comprate
e Maria... Maria l'amai per i suoi seni,
per i suoi occhi,
per le sue labbra che profumavano di donna,
per la sua anima,
e per il suo nome unico al mondo."
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poesia di impegno civile ed umano, molto bella, soprattutto nella seconda strofa, con la chiusa su tutto

il 06/07/2011 alle 12:40

poesia di spessore e di denuncia la tua,
più dele botte, più della fame , più degli sputi...... è quell'annientare della sostanza di essere uomini la grande colpa del nazismo, ti posto una poesi di paul celan , per me una delle più significative sulle grande vergogna perpretata nei confronti del popolo ebraico
un caro saluto
lilli

TODESFUGE
Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza.

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti

Lui grida vangate più a fondo il terreno voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti

Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Paul Celan

il 06/07/2011 alle 20:38

per non dimenticare.

il 20/08/2020 alle 08:40