Un satellite sommesso
come la fine della caducità
domani gioivano i saggi
producendo turpi rovine del cuore
lische come pavimenti di ardesia
le cortecce nei vecchi tratturi
risplendono fetide bocche nucleari
è l'intermezzo dopo l'ultimo tempo
l'olezzo a se stante avviluppa
sbuffi d'ossigeno riciclato
uno schermo plumbeo-ghisa
rigurgita tunnel di scorie
pertugi di cavie sventrate
da polvere fatta brillare
muraglie mi tarpano gli occhi
trattengo il respiro
a precipizio nel cosmo nero.