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Pubblicata il 08/06/2011
Passerò come passerotto

la nottataccia sull'arbusto seccato

cercando d'imitarne il frusciare

mentre mi lattughi il cuore

o solennemente m'acquatterò

promesso peccatore

di conclamate origini

a spulciarne gli steli.
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Ogni volta che leggo questa poesia sosto sul verso centrale, dall'effetto benefico come un impacco di lattuga, una carezza di pace... A segnare la soglia tra un atteggiamento quiescente e la scelta più istintiva, specie-specifica ( maschile?) di chi non sta lì ad aspettare. Anche in questo caso, però, è mantenuta la tenerezza nel gesto dello spulciare, comune a molti primati.
Bella poesia!
Ciao, Vania

il 09/07/2011 alle 13:36