Crolla il vetro incrinato
come un naufragio di sole e di spine,
l’aria tagliente come un diamante
affetta rughe sui visi
di chi parte per sempre
Dalla schiuma del mare sorgono croci
a consolare fantasmi dei loro sonni senza riposo
prigionieri di un sogno di formaldeide
fatto d’ombre svanite tra le quattro pareti del giorno,
spettri le cui preghiere spaventano Iddio
che continua per non vedere a partorire catene
Il fuoco come un linguaggio di cenere
lambisce la grigia calce del sogno
che il tuo sguardo di sonnambula incide come un testamento
d’erbe sepolcrali sotto la luna d’avorio
lavata del pianto di una madre impazzita
che sbriciola il suo destino con il tocco leggero
di un posarsi d’uccello all’imbrunire
Cola il pianto del cielo a morire nelle fogne
inseguendo le stelle che cadono nelle notti d’agosto
quando rami di tombe grattano via lo splendore
per consegnare la notte al dolore di un lampo
evaporato dal velluto, nero come un lutto,
di uno specchio messo al contrario
a languire nel vuoto riflesso che ne brucia i contorni
Come una lama che giace sconfitta tra l’erba
come un fuoco d’artificio che artiglia l’aria con rabbia
un poeta folle muore
in mezzo all’agonia del traffico cittadino
muore con l’aprirsi di un fiore
al teatro del cielo che incombe a spiare
e giudicare il mattino.
Come un’eclisse elettrica sarà
per sempre il suo silenzio.